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STORIA PRODUZIONE VARIETA' PRECONCETTI BIRRE INDUSTRIALI

VARIETA'

Le caratteristiche dei vari tipi di birra sono determinati dal tipo di malto impiegato, cioè dal tipo di essiccazione subita dall'orzo e dalla durata della fermentazione.
Tra le principali varietà ricordiamo sinteticamente: le birre tedesche,le birre danesi e olandesi, leggermente amare; le birre inglesi, meno amare delle precedenti e più aro-matiche con alcune varietà (porter, stout) scure, aroma-tiche e con elevata gradazione alcolica (fino a 7°C); le birre francesi e alsaziane, abbastanza simili alle tedesche, con alcune varietà scure o rosse piuttosto dolci; le birre belghe, molto diverse fra loro, come la gueuse molto amara e la roddenbach rossastra e acidula; le birre ceche e slovacche (pilsner), diverse da tutte le precedenti, generalmente abbastanza amare e aromati-che, imitate in tutto il mondo.
In Italia sono o di tipo tedesco o Pilsner, solitamente di buona qualità, soprattutto le speciali. Nel mercato italiano sono presenti tutte le varietà del mondo occidentale.

GRADAZIONE ALCOLICA E APPORTO CALORICO

Le birre chiare hanno una gradazione sui 3-4°C/ mentre quelle scure e le speciali possono arrivare ai 5-6°C

IN FUSTO E IN BOTTIGLIA

Le fasi che abbiamo prima descritto riguardano tutte le birre, compresa la birra artigianale, oggi molto di moda e molto ricercata. Infatti in tutte le regioni italiane sono sorte delle birrerie artigianali che offrono dei prodotti dalle caratteristiche uniche, spesso di grande piacevolezza. La birra artigianale, dopo le fasi che abbiamo descritto, è pronta per il consumo. Tuttavia le birre più diffuse sono quelle industriali, le quali, oltre alle fasi prima descritte, ne subiscono altre e, precisamente, la filtrazione, la stabilizzazione e la pastorizzazione.
Innanzi tutto c'è la filtrazione, che viene fatta per separare il lievito e i residui di lievito contenuti nella birra dopo la seconda fermentazione. Infatti la birra industriale, dovendo essere trasportata anche in luoghi lontani e dovendo durare più a lungo di quella artigianale, deve risultare limpida e conservabile senza modificazioni. E qui si ha una prima differenza dalle birre artigianali. Infatti, se la birra industriale si presenta spesso molto meglio di quella artigianale, soprattutto più limpida, essa tuttavia perde alcune caratteristiche dietetiche e subisce una modificazione del gusto. La birra industriale, infatti, perde una parte di quegli apporti dietetici e gustativi che sono dati dai lieviti ancora presenti dopo le prime fasi di lavorazione. Dopo essere stata filtrata, la birra industriale viene stabilizzata, per garantire che non subisca modificazioni nel tempo, come invece succederebbe alla birra artigianale se non viene bevuta entro il tempo stabilito. Nelle industrie, dunque, la birra filtrata viene fatta passare su un letto di polivinilpolipirrolidone (PVPP), che trattiene parte delle componenti naturali e serve precisamente per impedire che la birra si intorbidisca se esposta a temperature troppo alte - come può facilmente accadere d'estate nelle spiagge - o alla luce del sole. In molti casi l'industria aggiunge dei conservanti, come l'acido ascorbico, che è un antiossidanti e quindi un elemento utile per impedire la deperibilità della birra. L'ultima fase è la pastorizzazione che avviene mediante riscaldamento del prodotto per eliminare eventuali microrganismi ancora presenti nella birra. Tale pastorizzazione avviene dopo che la birra è stata imbottigliata o durante l'infustamento. Le pastorizza-zioni non sono tutte uguali, generalmente sono più blande per la birra in fusto e più forti per quella in bottiglia, anche perché, di solito, la birra in fusto viene consumata in tempi più brevi e, comunque, non è colpita dalla luce come invece può accadere per la birra in bottiglia. La pastorizzazione abbatte il contenuto di vitamine e, se non avviene a perfetta regola d'arte, può dare alla birra un sapore di cotto. Oggi però l'industria possiede tecnologie così avanzate che questo pericolo non sussiste praticamente più. E proprio per il fatto che la birra in fusto si differenzia da quella in bottiglia o in lattina per una pastorizzazione più blanda è da preferirsi, come ben sanno gli amanti della birra che esigono perciò birra alla spina cioè la birra spillata dai fusti. Per quanto riguarda l'infustamento della birra, questa operazione avviene esattamente come già abbiamo descritto il mese scorso riguardo il vino. I fusti garantiscono il massimo di igienicità, impediscono qualsiasi manipolazione, per cui si ha un passaggio diretto dal produttore al consumatore finale. Il fatto poi che, come abbiamo detto, il fusto impedisca il passaggio della luce e, se coibentato, anche delle temperature esterne, assicura una miglior conservabilità del prodotto per cui viene sottoposto ad una pastorizzazione assai più blanda di quella necessaria per la birra in bottiglia.
Non va infine dimenticato che, come per il vino, anche per la birra esiste una vasta gamma di gusti e sapori per cui gli amanti di questo prodotto sanno ben scegliere tra birre industriali e birre artigianali e, nel primo caso, tra birre in fusto e birre in bottiglia, preferendo le prime, scegliendo sia la marca, che il colore e anche il luogo di produzione.